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PRI Nazionale - Personaggi repubblicani
Giuseppe Mazzini e le biografie dei personaggi repubblicani





Le biografie dei protagonisti repubblicani

GIUSEPPE MAZZINI

AURELIO SAFFI

MAURIZIO QUADRIO

GIOVANNI BOVIO

NAPOLEONE COLAJANNI

ARCANGELO GHISLERI

GIOVANNI CONTI

CINO MACRELLI

RANDOLFO PACCIARDI

ORONZO REALE

UGO LA MALFA

LEO VALIANI

MICHELE CIFARELLI

BRUNO VISENTINI

CLAUDIO SALMONI

GIOVANNI SPADOLINI

GUGLIELMO NEGRI


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GIUSEPPE MAZZINI
"Io era già inconsciamente educato al culto dell'uguaglianza dalle abitudini democratiche dei due miei parenti e dai modi identici ch'essi usavano col patrizio e col popolano; nell'individuo essi non cercavano evidentemente se non l'uomo e l'onesto. E le aspirazioni alla libertà, ingenti nell'animo mio, s'erano alimentate dei ricordi di un periodo recente, quello delle guerre repubblicane francesi, che suonavano spesso sulle labbra di mio padre". Così ebbe a scrivere Giuseppe Mazzini dei suoi primi anni. L'apostolo dell'unità italiana nacque a Genova il 22 giugno 1805, figlio di un noto medico.
Nel 1827 si iscrive alla Carboneria; nella "vendita" genovese fu uno dei più validi propagandisti. Nel 1830 accetta un incarico importante: compie un viaggio in Toscana alla ricerca di affialiati. Tornato, per la denuncia di Raimondo Doria, che aveva rivelato i nomi degli affiliati genovesi e lombardi, fu arrestato fino al gennaio 1831. Dopo, è costretto all'esilio: parte per Ginevra.
Fu però a Marsiglia che Mazzini dettò le Istruzioni generali per gli affratellati nella Giovane Italia, che riuscì a distribuire in Liguria e in Piemonte. Allo stesso modo fondò e distribuì il periodico omonimo. Successive delazioni portarono alla scoperta di vari "fratelli": Iacopo Ruffini fu arrestato e si suicidò in carcere.
Nel 1834 lo troviamo a Berna: qui, nel 1834, detta il patto della Giovine Europa. Nel giugno del '35, fra incredibili difficoltà riesce a fondare il periodico La Jeune Suisse che, secondo alcuni storici, contiene alcuni dei migliori articoli da lui scritti, dove esprime i concetti fondamentali del suo apostolato repubblicano europeo.
Nel 1836 gli viene intimato l'esilio perpetuo dalla Svizzera; solo nel gennaio 1837 si reca a Londra. In mezzo alla miseria e alla "tempesta del dubbio", collabora a numerosi periodici inglesi. Poi, mosso da "proposito incrollabile, quasi feroce", decide di riprendere il lavoro della Giovine Italia, diramando nuove istruzioni generali.
Mazzini mostrò diffidenza per l'elezione al Pontificato di Pio IX, nonché verso le parziali riforme concesse da alcuni governi italiani: gli apparivano atti che spostavano il fulcro dell'azione rivoluzionaria così come egli la concepiva. Passato da Londra a Parigi, ebbe notizia dell'insurrezione di Milano; giunge nella città lombarda il 7 aprile del 1848; al ritorno degli austriaci lascia la città, il 3 agosto, arruolandosi come soldato semplice in una colonna di volontari. Fu di nuovo in Svizzera, poi a Marsiglia, poi a Livorno. Il 5 marzo 1849 è a Roma; il 29 marzo è eletto triumviro con Saffi e Armellini. Forma un comitato di guerra. Caduta la città, ripara a Losanna. Nel maggio del '50 è a Parigi, nel luglio successivo a Londra, dove fonda il Comitato democratico europeo. Un nuovo tentativo insurrezionale lombardo da lui progettato fallisce, insieme ad altri episodi dall'esito infelice. Intanto ha fondato il Partito d'Azione, nome che sarà ripreso da una nota formazione coordinata da Ugo La Malfa durante la Resistenza.
Nel 1857 accetta la proposta giuntagli da un comitato napoletano e prepara una spedizione costiera, affidandone il comando a Pisacane. Il tentativo di Sapri fallisce, insieme ad un altro moto insurrezionale genovese. Mazzini è condannato a morte in contumacia.
E' del 1858 la pubblicazione del periodico londinese Pensiero e azione; in seguito, in Svizzera, stampa l'opuscolo Ai giovani d'Italia. I suoi più stretti amici avevano cominciato ad allontanarsi da lui sin dal 1853. Nel '57 aveva scritto: "Son più debole, tetro che mai; e ciò spiega come la mia mente sia sempre incline a credere che io sia una fonte perenne di male". Visse gli ultimi anni di vita fra Londra e Lugano, con furtivi soggiorni a Genova e Milano. Nel 1870 fu arrestato e condotto nel forte di Gaeta. Qui, apprese l'avvenuta unione di Roma al regno d'Italia, ma deplorò che si fosse realizzata sotto la monarchia. Nel febbraio del 1872 pensò di trasferirsi a Genova, ma poi accettò l'ospitalità di Giannetta Nathan Rosselli: a Pisa si spense il 10 marzo 1872, dopo esservi vissuto col nome Brown. La salma fu trasportata a Genova e tumulata a Staglieno, presso la tomba della madre.


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AURELIO SAFFI

Nacque a Forlì il 13 ottobre 1819. Si laureò all'università di Ferrara nel 1841.
In seguito si trasferì a Roma per compiervi la pratica forense; tornato a Forlì fu eletto consigliere comunale e segretario provinciale.
Verso la metà degli anni '40 del secolo, Saffi era forte dei sui studi storici che lo avevano emancipato dall'ambiente religioso e politico nel quale era cresciuto; all'arrivo nella sua terra dei legati, monsignori Janni e Ruffini, stese una rimostranza che valse come requisitoria contro il malgoverno della Romagna.
Ben presto gli entusiasmi che aveva manifestato dopo le concessioni costituzionali ad opera di Pio IX, vennero in lui diminuendo, e Saffi si accostò alla fede mazziniana, alla quale rimase fedele fino alla morte. Nel 1848 invocò le necessità di un'assemblea costituente italiana, necessità già proclamata da Montanelli ma, prima ancora, da Mazzini.
Fu eletto deputato alla Costituente per Forlì; andò a Roma. All'interno della Repubblica romana fu nominato ministro dell'Interno; in seguito acclamato triumviro con Mazzini e Armellini.
Caduta la Repubblica, l'11 luglio 1849, prese la via dell'esilio. Dopo un periodo trascorso in Liguria, riparò a Ginevra, poi a Losanna, dove visse con Mazzini, anch'egli rifugiato da Roma.
In esilio scrisse una Storia di Roma (incompiuta) e collaborò all'Italia del popolo. Nel 1851 è costretto a lasciare la Svizzera per Londra, dove si era trasferito anche Mazzini.
Partecipò ai preparativi del moto milanese del 6 febbraio 1853, che comprendeva insurrezioni in altre zone della penisola. Fallito il moto, e condannato in contumacia a venti anni di carcere, ripara ancora in Inghilterra.
Tornerà in Italia nel 1860, raggiungendo Mazzini a Napoli. L'anno dopo fu eletto deputato per il collegio di Acerenza; dopo i fatti di Aspromonte decise di dimettersi.
Nel suo continuo vagare per l'Europa, tornò a Londra, ma nel 1867 fu di nuovo in Italia. Dal 1872, morto Mazzini, attese alla continuazione della pubblicazione degli scritti dello scomparso (fermi all'ottavo volume), giungendo al volume quattordicesimo.
Dal 1877 aveva tenuto lezioni all'Università di Bologna.
Morì a San Varano presso Forlì il 10 aprile 1890.




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AURELIO SAFFI

Nacque a Forlì il 13 ottobre 1819. Si laureò all'università di Ferrara nel 1841.
In seguito si trasferì a Roma per compiervi la pratica forense; tornato a Forlì fu eletto consigliere comunale e segretario provinciale.
Verso la metà degli anni '40 del secolo, Saffi era forte dei sui studi storici che lo avevano emancipato dall'ambiente religioso e politico nel quale era cresciuto; all'arrivo nella sua terra dei legati, monsignori Janni e Ruffini, stese una rimostranza che valse come requisitoria contro il malgoverno della Romagna.
Ben presto gli entusiasmi che aveva manifestato dopo le concessioni costituzionali ad opera di Pio IX, vennero in lui diminuendo, e Saffi si accostò alla fede mazziniana, alla quale rimase fedele fino alla morte. Nel 1848 invocò le necessità di un'assemblea costituente italiana, necessità già proclamata da Montanelli ma, prima ancora, da Mazzini.
Fu eletto deputato alla Costituente per Forlì; andò a Roma. All'interno della Repubblica romana fu nominato ministro dell'Interno; in seguito acclamato triumviro con Mazzini e Armellini.
Caduta la Repubblica, l'11 luglio 1849, prese la via dell'esilio. Dopo un periodo trascorso in Liguria, riparò a Ginevra, poi a Losanna, dove visse con Mazzini, anch'egli rifugiato da Roma.
In esilio scrisse una Storia di Roma (incompiuta) e collaborò all'Italia del popolo. Nel 1851 è costretto a lasciare la Svizzera per Londra, dove si era trasferito anche Mazzini.
Partecipò ai preparativi del moto milanese del 6 febbraio 1853, che comprendeva insurrezioni in altre zone della penisola. Fallito il moto, e condannato in contumacia a venti anni di carcere, ripara ancora in Inghilterra.
Tornerà in Italia nel 1860, raggiungendo Mazzini a Napoli. L'anno dopo fu eletto deputato per il collegio di Acerenza; dopo i fatti di Aspromonte decise di dimettersi.
Nel suo continuo vagare per l'Europa, tornò a Londra, ma nel 1867 fu di nuovo in Italia. Dal 1872, morto Mazzini, attese alla continuazione della pubblicazione degli scritti dello scomparso (fermi all'ottavo volume), giungendo al volume quattordicesimo.
Dal 1877 aveva tenuto lezioni all'Università di Bologna.
Morì a San Varano presso Forlì il 10 aprile 1890.


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GIOVANNI BOVIO
Giovanni Bovio nacque a Trani, in provincia di Bari, il 6 febbraio del 1837.
Il suo nome è giunto a noi come quello di un filofoso e di sistematizzatore dell'ideologia repubblicana; autodidatta, pubblica nel 1864 il Verbo Novello, un poema filosofico, scritto con intonazione enfatica. Fra i suoi scritti, bisogna ricordare la Filosofia del diritto, il Sommario della storia del diritto in Italia, il Genio, gli Scritti filosofici e politici, la Dottrina dei partiti in Europa, i Discorsi.
Bovio fu anche deputato alla Camera: nel 1876, con il subentrare della Sinistra costituzionale alla Destra, fu eletto nel collegio di Minervino Murge. Il suo atteggiamento, diversamente da quello dei suoi compagni che condividevano l'idea repubblicana, non fu incline all'astensionismo.
Napoli fu la sua città di adozione, dove morì il 15 aprile del 1903.
Come ideologo repubblicano, Bovio ebbe il motto "definirsi o sparire": palesò insomma ai repubblicani l'esigenza urgente di un'impostazione non confusa e non settaria, di una chiara direzione che spinse poi i repubblicani a definirsi in partito di moderno tenore.
Bovio stabilì per il Partito repubblicano nessi e prospettive nazionali ed europee.
Egli considera la monarchia come l'attuale realtà italiana. Ne segue che la repubblica è utopia, e Bovio si dichiara utopista. Nel suo pensiero la monarchia cadrà, proprio quando dovrà risolvere il problema della libertà. Serve comunque un lungo periodo perché la situazione monarchica si deteriori. Colma, evidentemente, di determinismo, la sua filosofia si definiva come naturalismo matematico.
Differentemente dalla teoria socialista, Bovio riteneva che il nuovo Stato a venire avrebbe avuto una "forma storica", non potendo dimensionarsi unicamente sulla base di azioni economiche. Bovio introduceva dunque una concezione formale dello Stato, che si sforzò di divulgare anche presso i ceti operai.
Bovio ebbe comunque anche l'esigenza di definirsi rispetto agli anarchici. La forma repubblicana, scrisse, è a metà strada fra la monarchia e l'anarchia, vale a dire fra l'ipertrofia dello Stato e la sua totale anarchica abolizione. Non a caso, quando l'anarchico Bresci compì l'attentato contro Umberto I, il nostro filofoso invitò tutti gli anarchici a desistere dalla violenza. In sostanza, un'esagerazione utopistica tradotta in atti sanguinari (l'opera degli anarchici), avrebbe prodotto un rafforzamento reattivo dell'autorità costituita, allontanando proprio il momento dell'avvento della repubblica. Troviamo in lui un tentativo di superare l'idealismo della metafisica idealistica e insieme con essa l'approccio empirico del positivismo. Fondamentalmente Bovio introdusse in Italia l'eco delle nuove correnti speculative nella filosofia del diritto.




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NAPOLEONE COLAJANNI
Napoleone Colajanni, tra i fondatori del Pri, nasce a Castrogiovanni (oggi Enna) nel 1847.
E' attratto precocemente dall'esperienza garibaldina. A tredici anni tenta di raggiungere Garibaldi a Palermo; viene a forza ricondotto nella casa paterna. Quando Garibaldi passa nel 1862 a Castrogiovanni, si arruola nel battaglione Matteotti insieme al cugino. E' fatto prigioniero in Aspromonte.
Nel 1866 si arruola nel battaglione dei carabinieri genovesi: partecipa agli scontri di Lodrone, Condino e Bezzecca. Nel 1867 raggiunge ancora Garibaldi.
E' arrestato a Napoli nel 1869, il 26 febbraio, per cospirazione repubblicana; resta in carcere fino al 20 novembre.
Dopo la laurea in medicina parte per l'America del Sud. Nel 1890 è eletto deputato in Parlamento; viene riconfermato in modo unanime dagli lettori di Castrogiovanni negli anni seguenti. Fra le sue numerose prese di posizione e iniziative: l'inchiesta parlamentare sull'Eritrea (1891); la denunzia degli imbrogli della Banca Romana (1892); la presentazione di un disegno di legge col quale si dà il via alla creazione dell'Ufficio del Lavoro (1901).
Colajanni fu il capo morale e politico dei Fasci dei lavoratori siciliani; nel 1894, per lo stato d'assedio in Sicilia, entrò in violenta polemica con Crispi.
Muore il 2 settembre 1921. La Voce Repubblicana, creata proprio in quell'anno, pubblica il suo necrologio il 4 settembre, descrivendo così i suoi ultimi mesi: "In questi ultimi mesi la visione politica dell'antico combattente si era smarrita dietro alcune sue particolari interpretazioni della lotta politica italiana, alla quale ormai partecipava scarsamente con qualche articolo di giornale. Ma il suo passato è di quelli che rendono il ricordo di un uomo incancellabile nella mente dei cittadini che hanno sempre urgente bisogno di rifarsi ad un esempio intemerato".



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ARCANGELO GHISLERI

Arcangelo Ghisleri nasce il 5 settembre 1855 a Persico, in provincia di Cremona. Sin da giovane si impegna in una intensa attività giornalistica, che durerà fin quando il fascismo porrà fine a ogni libertà di stampa. Sono varie le pubblicazioni a da lui fondate: La rivista repubblicana, Cuore e critica, L'educazione politica, importanti per la messa a punto di una ideologia di scuola repubblicana.
Nel 1881 è impiegato in una società di esportazioni milanese; nel 1884 passa all'insegnamento presso un liceo in Basilicata. Nel 1888 lo troviamo a Bergamo, ancora insegnante. E' da questo momento che inizia la sua attività di cartografo, che gli ha dato nome in Italia, anche al di là dell'attività di politico.
Dal 1895 il repubblicanesimo aveva assunto volto di partito; Ghisleri diede un contributo fondamentale di indirizzo, dimostrando un attaccamento al partito assolutamente straordinario: "Questo nostro partito che io amo più dei miei figli", ebbe a scrivere nel 1903. Riguardo al fascismo, ebbe a riconoscervi una sorta di "marca plutocratica". Scriveva a Giovanni Conti all'indomani del 28 ottobre 1922: "Il colpo di Stato vero l'hanno fatto i pescicani dell'alta banca e i filibustieri delle industrie parassitarie. Richiamate l'attenzione del pubblico sulla vera essenza del governo attuale come dominio della plutocrazia, di cui gli attuali ministri non sono che strumenti e servitori zelanti".
In realtà Ghisleri non fu un ideologo sistematico; una sistematizzazione del suo pensiero è soprattutto opera di Giovanni Conti. Ghisleri contesta la teoria marxista, che considerava straniera all'Italia, ma soprattutto limitata al dato economico, alla cosiddetta "formuletta unica". Come ebbe a scrivere: "Noi vediamo quello che vedono i marxisti, ed anche quello che essi trascurano di vedere".
Il conflitto con i socialisti e i marxisti si accentua in Ghisleri quando si passa al principio istituzionale: se per l'ideologia marxista ogni forma politica è una sovrastruttura, per il pensiero repubblicano la Repubblica è cosa di tutti, il suo governo è formato dal convergere delle comuni volontà. "E' di volgare evidenza che la repubblica democratica qual è da noi concepita non deve essere un'arma offerta agli interessi di un ceto contro altri ceti".
In economia ebbe una visione "federale". Riteneva il sistema federale capace di "triplicare la produzione rimovendo i mille impacci della tutela e della diffidenza attuali, sostituendo con le autonomie la competenza dei direttamente interessati, agli imbrogli, ai ritardi e all'incompetenza degli alti papaveri dell'accentramento".
Si spense nel 1938.












Categoria: PRI Nazionale Data di creazione: 18/11/2014
Sottocategoria: Personaggi repubblicani Data di modifica: 23/11/2014
Inserito da: g.e Pagina vista n. 83 volte
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