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Le linee programmatiche del PRI


Le linee programmatiche che proponiamo all'attenzione del Sindaco della Giunta e dei Consiglieri si allineano, aggiornandole, a quelle presentate per le elezioni amministrative 2009 e il susseguente intervento nel C.C. del 29.06 2009 nonché al programma delle elezioni 2014.
Crediamo che il filo conduttore della legislatura 2014/2019 debba individuare scelte strategiche:

SANITA'. La deliberazione legislativa n. 79 del 19.11.2013 "istituzione dell'Azienda Sanitaria locale della Romagna" è il risultato di uno scontro, tra i rappresentanti che guidano le istituzioni coinvolte, per mantenere il controllo politico su quel grande serbatoio di clientelismo che è stata ed è la sanità. L'Azienda sanitaria della Romagna, è un contenitore delle quattro Asl, utile alle scelte degli Amministratori per continuare a perseguire la costruzione del consenso politico non privilegiando le competenze ma l'appartenenza. La nomina dei vari dirigenti né una prova.
La legge non da indicazioni su quale è l'evoluzione strutturale e programmatica del sistema sanitario forlivese, dopo la profonda modifica attuata con l'approvazione del Pal (Piano Attuativo locale). Resta il dubbio che la ristrutturazione del sistema sanitario forlivese sia stata solo propedeutica per "tamponare" il deficit di 60milioni di euro, frutto di una gestione che ha messo in difficoltà l'Asl di Forlì
In una programmazione di Ausl Unica, l'Ospedale di Forlimpopoli ha ragione di esistere come presidio ospedaliero di emergenza in quanto, operando in rete con il territorio, non mette a rischio l'equilibrio tra utilità ed economicità delle prestazioni, anzi, se ben attrezzato, la sua posizione baricentrica rispetto agli Ospedali di Cesena, Forlì, Ravenna e ad un sufficiente sistema infrastrutturale può soddisfare in tempi rapidi le esigenze degli utenti. Il problema è quello di adattarlo alle caratteristiche di Ausl Unica, strutturandolo con modelli organizzativi che salvaguardino i servizi ai cittadini. La trasformazione dell'Ospedale di Forlimpopoli in Casa della Salute Grande, non è stata la scelta giusta: è una struttura di "sosta"per chi ha bisogno di assistenza, e non ha gli strumenti per svolgere la funzione di ospedalizzazione a domicilio. Non vi è stretta connessione tra i medici di base e i medici specialisti, è quindi necessario ripristinare la presenza dei medici specialisti: Pediatria, Ortopedia, Oculistica, Otorinolaringoiatra, Radiologia per citarne alcuni; nonché il primo intervento codici bianchi e verdi: il personale infermieristico non può essere investito di funzioni diagnostiche, prerogativa del medico. Il trasferimento all'Ospedale di Forlì del reparto di riabilitazione si è dimostrata una scelta sbagliata. La riabilitazione va riportata a Forlimpopoli. Sono servizi che non vanno ristretti in quanto, per patologie semplici, le visite nei Grandi ospedali fanno perdere una giornata lavorativa, e sono difficilmente raggiungibili da persone anziane.

AMBIENTE. Come già evidenziato nel 2009, dobbiamo essere partecipi delle strategie di Romagna Acque nell'eventualità che a causa della scarsa piovosità si abbiano problemi di fornitura di acqua potabile. Non dobbiamo mai dimenticare il dicembre del 1994 quando la diga raggiunse un livello di minimo storico pari a 4,8 milioni di litri. L'impianto di potabilizzazione realizzato a Forlimpopoli è stata una prima risposta al problema da noi sollevato, dobbiamo insistere affinché il potabilizzatore di Ravenna possa, in caso di emergenza, servire anche il nostro territorio salvaguardando l'uso delle falde e le relative conseguenze di abbassamento del suolo. E' opportuno che Romagna Acque fornisca informazioni sulle problematiche inerenti il riempimento della diga a causa dell'erosione del terreno che si deposita sul fondo
Canale Emiliano Romagnolo (CER); l'acqua, a parte la piovosità, arriva dal fiume Po in condizioni di inquinamento critiche. Il Po viene definito uno dei fiumi più inquinati d'Europa. Visto l'uso che se ne fa sul nostro territorio, specialmente in agricoltura, è bene che ci sia l'informazione necessaria per valutare il livello di inquinamento.
Nel Consiglio comunale del 30.11 2011 abbiamo approvato il documento per un progetto di legge regionale "disposizioni a sostegno della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata domiciliare...". Progetto di legge che si ispirava agli obiettivi della direttiva quadro 2008/98/CE. Obiettivo 1): a) riduzione della produzione dei rifiuti
solidi urbani; b) riuso dei beni che possono essere riutilizzati; c) riciclaggio dei rifiuti solidi urbani in rimanenza.
Obiettivo 2): a) favorire il sistema di raccolta verso quella domiciliare porta a porta e introdurre "la tariffa puntuale"; b) sviluppo della filiera impiantistica per il riuso e il riciclaggio dei materiali provenienti da rifiuti.
Proponiamo: A) per quanto concerne l'obiettivo (1 punto b), di potenziare la struttura FO.RIU, in accordo con la Cooperativa sociale Onlus Gulliver rendendola più agevole all'approccio dei cittadini;
B) per quanto concerne l'obiettivo (2 punto a), migliorare la raccolta domiciliare porta a porta, valutando l'opportunità dell'introduzione di bidoncini e dell'attivazione della tariffa puntuale.
Il governo della filiera dei rifiuti deve essere una risorsa in termini di crescita e di nuovi posti di lavoro, in quanto consente di sviluppare forme di economia in linea con Europa 2020. Pensare di fare un distretto del ricircolo restringendolo all'ambito dei 15 Comuni dell'Unione è a nostro parere sbagliato.
Il Parco fluviale del Ronco ha per noi una valenza strategica: sia come sviluppo di iniziative tese al restauro e alla valorizzazione del patrimonio ambientale, sia come corsia preferenziale per progetti con spiccata ricettività economico-turistica. Problematiche evidenziate nel nostro programma, sulle quali intendiamo aprire un confronto con al Giunta.
Nel Consiglio comunale del 29 giugno 2010 abbiamo approvato il "Piano per la sostenibilità ambientale ed energetico della città di Forlimpopoli". Un piano ambizioso che può raggiungere gli obiettivi prefissati: ridurre il consumo di energia, ridurre la quantità di rifiuti prodotti ed aumentare la procedure di riciclo, purché sia supportato da una programmazione amministrativa che imponga tempi ben definiti e sia accompagnata da una continua verifica sul raggiungimento degli obiettivi. Riteniamo utile un "resoconto", ad oggi, per inserire eventuali nuove strategie

URBANISTICA e LL.PP. L'agricoltura è stata la maggiore fonte di vita dell'umanità, fino alla rivoluzione industriale che ha generato quella urbanistica, che ha sfruttato i terreni agricoli causando uno squilibrio nell'ecosistema naturale. Diminuendo la quantità di terra che ha un assorbimento naturale (ricarica delle falde), si aumentano le quantità idriche immesse nella rete scolante con pericolo di sovraccarico ed esondazione. La rete di drenaggio non è più adeguata a smaltire l'acqua del nuovo regime climatico, tutta la tecnica ingegneristica è stata occupata per smaltire le piogge di un secolo fa, il sistema è sottodimensionato ora che le precipitazioni sono meno frequenti ma più intensive. Riteniamo opportuno una mappatura del nostro sistema fognante al fine di verificarne l'adeguatezza. Quindi salvaguardia degli equilibri ecologici e conservazione delle risorse quali l'acqua ed il suolo.
Proponiamo di arrestare il consumo di suolo agricolo e privilegiare un'agricoltura tecnicamente avanzata che permetta di creare un terziario avanzato per il quale serve un investimento particolare in conoscenza, formazione e miglioramento strutturale.
Proponiamo per la pianificazione urbanistica di privilegiare l'introduzione di una superficie minima utile a definire un immobile ad uso abitativo, per agevolare la formazione di nuovi nuclei famigliari.
Non investiamo su nostri punti di forza, cioè dove possediamo asset naturalistici, culturali e della tradizione eno-gastronomica che possono essere ulteriormente valorizzati. Senza uno scenario di riferimento ed un ampio coinvolgimento non si costruiscono un disegno e un programma. Proponiamo per l'area ex Sfir/orbat un piano strategico di investimento, all'interno di una programmazione 2014-2017, che deve prevedere infrastrutture adeguate, facilità di accesso, impiego diffuso della tecnologia e deve favorire la partecipazione di privati nella gestione.
Le frazioni di S.Andrea, Selbagnone, S.Leonardo, S.Pietro ai Prati devono diventare quartieri socialmente e funzionalmente integrati con il Centro della città.
Una strategia urbanistica edilizia ed economica con il riutilizzo degli spazi già esistenti. Bene il progetto "Rigenerazione urbana" lanciato dalla Cna nel 2012, adottando, ove possibile, i cittadini anche con forme di incentivazione.


Siamo a richiedere l'esito del programma di verifiche sismiche su edifici pubblici nonché dello aggiornamento piano protezione civile, al fine di predisporre le opportune iniziative.

CENTRO STORICO. Proponiamo un progetto di riqualificazione, non confinato solo nel mondo della politica, ma da concordare con i cittadini e le attività che in esso operano che sappia ridisegnare luoghi in grado di ricreare spirito di comunità. Io scopo è quello di incoraggiare, con stimoli fiscali e finanziari, le attività economico/commerciali per individuare soluzioni idonee all'evoluzione della impresa famigliare con un unico negozio, a forme di imprese che gestiscono più negozi, idonee a rilanciare la funzione persa delle "botteghe". Bisogna reagire con una distribuzione che non può indossare l'abito del vecchio bottegaio. Le realtà artigianali devono ritrovare una centralità perduta. Dobbiamo, inoltre, far crescere un polo del cibo di alta qualità, in una alleanza con Eataly di Oscar Farinetti che nascerà a Forlì. Il centro deve tornare ad essere attrattivo come può esserlo un centro commerciale
Definito il progetto, è necessario pensare ad una ristrutturazione della viabilità.

ASSETTO ISTITUZIONALE. La fase transitoria d'insieme della situazione attuale degli enti locali causa una profonda incertezza sui tempi, sui contenuti e sugli effetti delle riforme in atto. La legge n. 56 del 07.07.2014 punta: sul riordino delle province, ma non da indicazioni sulle funzioni provinciali da trasferire; sulla istituzione delle Città metropolitane; sulle unioni e fusioni dei comuni: enti definiti come modello di riferimento del giusto equilibrio tra rappresentanza diretta delle proprie comunità ed esercizio efficiente di funzioni amministrative
E' necessaria una visione organica e realmente rinnovatrice sulla riforma delle autonomie locali, in cui armonizzare il diritto a decidere autonomamente dello sviluppo locale conciliabile con le necessità di uno sviluppo globale; dobbiamo cioè orientare la riforma delle autonomie secondo le esigenze che emergono da una concezione globale dei problemi di sviluppo, e di servizi per i cittadini. Crediamo quindi che Bertinoro, Forlimpopoli, Meldola debbano scegliere la fusione,
strategica in funzione dell'abolizione della Provincia come ente elettivo.
Scelta, la fusione, in grado di soddisfare sul territorio di competenza, il ruolo che si è ampliato con l'evoluzione della gestione dei vari servizi rivolti ai cittadini. Nel futuro la gestione urbanistica, dei trasporti, dei rifiuti, delle risorse idriche, dei servizi sociali alle persone, ecc. sarà il terreno su cui si snoderanno le funzioni reali degli Enti locali. I Comuni rappresentano il primo impatto del sistema democratico. Eravamo e siamo contrari all'Unione dei Comuni, un doppione della Provincia prevista dalla legge 54. L'unione dei Comuni è la prima responsabile dell'eventuale fallimento delle fusioni, in quanto ne provoca il logoramento e aumenta i dubbi dei cittadini che si chiederanno il motivo di queste duplicazioni e sovrapposizioni di competenze
Invitiamo il Sindaco a riprendere il percorso sulla fusione intrapreso dalla precedente Amministrazione.

SVILUPPO ECONOMICO. Il nostro Comune, prima con la chiusura dello stabilimento Orbat poi con quello della Sfir, ha perso industrie fondamentali che assicuravano un'adeguata remuneratività alle imprese agricole e a quelle dell'indotto. Riteniamo opportuno, una comune programmazione con il Comune di Bertinoro, per lo sviluppo di una impresa di "eccellenza", in grado di attivare attività industriale dei servizi e dell'indotto. Non si attivano e non si attirano investimenti su un territorio, se non c'è la consapevolezza che essi dipendono da decisioni che non possono essere governate dai singoli campanili; per questo, in uno dei primi consigli del 2009, proponemmo una partnership istituzionale con i Comuni limitrofi, consapevoli del fatto che nessuno può illudersi di essere più forte da solo. Da troppo tempo non abbiamo una politica industriale che aiuti i piccoli a diventare aziende medie in grado di affrontare i mercati esteri. Riportiamo all'attenzione della Giunta la proposta del 2009.

Per la gestione corrente, una volta conosciuta l'incidenza della pressione fiscale sulle attività economiche del nostro comune, proponiamo un incontro con le associazioni sindacali ed imprenditoriali per valutarne la riduzione, in particolare per quelle imprese che intendono insediarsi nell'area del Melatello, e per favorire lo sviluppo di imprese giovanili. Proponiamo, inoltre, un incontro con le banche che operano nel Comune per definire uno strumento operativo atto ad intervenire nel capitale di rischio di nuove imprese. In campo agricolo, una volta verificata la compatibilità con l'equilibrio del bilancio comunale, intendiamo coinvolgere le Associazioni di categoria, per verificare come si possano incentivare percorsi di approfondimento per una gestione che migliori la competitività delle imprese agricole. Pubblico e privato devono cercare di muoversi sempre più in maniera coordinata. "Il nutrire rimanda alla terra come valore d'uso agricolo e ambientale, energia e vita al territorio come costruzione sociale ed economica dei modelli di sviluppo" (A. Bonomi EXPO/15)


SCUOLA, CULTURA.
Il problema demografico e la configurazione del tessuto economico richiamano manodopera straniera. La conseguenza è una maggiore presenza di popolazione di immigrati, ai quali fanno seguito i figli di immigrati che diventano cittadini/residenti a pieno titolo, con tutto ciò che questo comporta sul problema della convivenza. Diventiamo una comunità meno omogenea, più composita sotto il profilo etnico di quella esistita nel recente passato. Problemi seri che l'Amministrazione uscente non ha affrontato, o ha affrontato in maniera superficiale di pura assistenza clientelare .
La scuola rappresenta il primo luogo di socializzazione e di integrazione per i figli di immigrati.
La realtà scolastica forlimpopolese registra una presenza consistente di alunni stranieri che spesso vengono inseriti in classi che già accolgono alunni in difficoltà di apprendimento e/o situazioni di handicap, aggravando ulteriormente le problematiche. Proponiamo di intervenire per il potenziamento, se del caso con la fiscalità locale, per alleviare tali problematiche. Per quanto concerne i centri di Aggregazione giovanile ed educativi, è opportuno avere una relazione delle attività svolte al fine di poter avanzare idonee proposte. Lo stesso vale per i servizi di supporto alle esigenze scolastiche e delle famiglie: asilo, mensa, trasporti.
Il polo scolastico di Forlimpopoli deve mantenere le sue potenzialità. Noi pensiamo di dare impulso all'alberghiero. Nel 2013 le classi erano 43: 38 dell'istituto professionale, 5 del liceo delle scienze umane "Valfredo Carducci". La nostra proposta è di trasferire l'Istituto alberghiero e il "Valfredo Carducci" nell'area ex Orbat per la realizzazione di un CAMPUS universitario con spazi comuni: Aula Magna, biblioteca, locali per studenti, mensa. Per la realizzazione confidiamo in un adeguato investimento della Sfir, a seguito degli impegni sottoscritti al momento della chiusura dello stabilimento saccarifero. Dobbiamo implementare la mobilità intraeuropea dei giovani forlimpopolesi, riteniamo opportuno integrare gli stanziamenti della Regione (Erasmus) con borse di studio.
Proponiamo di intraprendere la strada - sinergia pubblico/privato - per una progettualità turistico-culturale che coinvolga Casa Artusi, l'Istituto alberghiero, la Fondazione Rosetti.
Crediamo che la soluzione dei problemi del Museo di Forlimpopoli non risieda, esclusivamente, nell'intervento sul contenitore, ma che la strada sia quella dell'elaborazione di un progetto culturale che valorizzi le eccellenze del nostro territorio. Riprendiamo in considerazione il recupero della Villa Romana e il sottosuolo inesplorato (pozzo in Via Bellini) che aiuta a ricomporre l'antica Frlimpopoli. E' necessaria un'azione dell'Amministrazione per coinvolgere, nella gestione dei patrimoni artistici e museali, privati e Fondazioni.





Categoria: PRI Forlimpopoli Data di creazione: 02/12/2014
Sottocategoria: Il PRI per i prossimi 5 anni Data di modifica: 02/12/2014
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